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End of Beginning (2022): Il tempo di Djo che cambia ritmo


Quando End of Beginning venne pubblicata nel 2022 all’interno di DECIDE, il secondo album di Djo, sembrò inizialmente un tassello coerente ma non centrale nel mosaico sonoro di Joe Keery.
Era un brano intimo, costruito su una malinconia luminosa, con quella capacità di evocare un ritorno a casa che non è mai davvero un ritorno, ma un confronto con ciò che si è diventati.
La sua forza era già evidente, ma non ancora destinata a imporsi come fenomeno globale.
Per farlo, avrebbe avuto bisogno di tempo, di un ascolto collettivo più maturo, di un contesto culturale capace di accoglierla.

Si appoggia piano, come fanno certi pensieri che arrivano solo quando smetti di difenderti, e comincia a parlare proprio lì dove le parole di solito mancano, senza raccontare una storia precisa, senza un climax emotivo.
Mette a nudo quella sensazione confusa che si prova quando una fase della vita si chiude lasciandoti con la strana certezza che niente tornerà com’era e che va bene così.

E così, tre anni dopo, nella seconda metà del 2025, il momento della maturità è arrivato.
End of Beginning ha iniziato a scalare le classifiche come se fosse appena uscita, trasformandosi in un caso emblematico di “successo tardivo”, uno di quelli che rivelano quanto la musica possa vivere vite multiple, indipendenti dalle logiche dell’industria.

La struttura del brano è semplice solo in apparenza.
La voce di Keery, sospesa tra confessione e distacco, si muove su un tappeto sonoro che richiama la psichedelia più morbida, filtrata attraverso una sensibilità contemporanea.
Il testo ha la delicatezza di un ricordo che non si lascia afferrare del tutto, fuggendo la ricerca di un impatto immediato, ma insinuandosi lentamente, come un pensiero che torna quando meno lo si aspetta.

Questa qualità nascosta,spiega in parte perché il brano abbia trovato la sua vera risonanza solo anni dopo, in un panorama musicale dominato da cicli rapidissimi e da un consumo spesso superficiale.
Ascoltandola oggi, è difficile non percepirla come una confessione intima grazie a un tempo più lento, un’emozione non gridata, un senso di vulnerabilità che molti ascoltatori hanno riconosciuto come autentico, esattamente come fosse il proprio, come ho fatto anche io.

La voce di Djo sembra quasi trattenersi, come se ogni frase fosse detta un attimo dopo aver deciso di dirla davvero. È una vulnerabilità sottile, mai esibita, che passa attraverso melodie morbide e una produzione che lascia spazio al respiro, al vuoto, alla risonanza emotiva. 

Il cuore emotivo del brano sta in quella zona grigia tra nostalgia e accettazione, nella malinconia silenziosa di chi si guarda indietro senza volerci tornare davvero.
E il titolo diventa allora una chiave emotiva potentissima, perché ci ricorda che la fine, ogni fine, non è mai solo la conclusione di qualcosa, ma nemmeno un nuovo inizio rassicurante, ma uno spazio sospeso, fragile, profondamente umano.

Questa sensibilità rispecchia l’evoluzione di Djo come artista.
E se all'inizio del suo cammino musicale sembrava muoversi per istinto, tra sperimentazione e ironia, come se la musica fosse un rifugio privato più che una dichiarazione pubblica, col tempo qualcosa cambia e la scrittura si fa più diretta emotivamente, come se accettasse di essere trasparente. 

Prima ancora che Djo diventasse un progetto riconoscibile, Joe Keery era soprattutto un attore, un’identità ingombrante che rischiava di oscurare la sua ambizione musicale e la sua personalità istrionica.
Il suo esordio aveva già mostrato una sorprendente maturità, ma con DECIDE inizia a definire un linguaggio personale, libero da qualsiasi necessità di dimostrare qualcosa, e in questo contesto End of Beginning rappresenta una sorta di punto di equilibrio, essendo meno sperimentale di altri brani, ma più emotivamente trasparente. 

Non era il manifesto del progetto Djo, ma la sua parte più umana, quella che non ha bisogno di travestimenti sonori per comunicare.


Il fatto che proprio questa canzone sia diventata virale nel 2025 dice molto sul percorso dell’artista. È come se il pubblico avesse finalmente ascoltato Djo per ciò che è, senza sovrapporre l’immagine dell’attore o la curiosità per il personaggio pubblico. Il successo tardivo ha funzionato come una sorta di consacrazione definitiva, che lo ha portato ai vertici delle classifiche musicali in mezzo mondo anche nel suo progetto mascherato, quello in cui Joe lascia spazio alla sua anima meno esposta, non è un fenomeno passeggero, ma il riconoscimento di una voce che ha trovato il suo spazio nel tempo giusto.

Il successo arrivato quasi tre anni dopo non è un caso.

L’esplosione di End of Beginning è stata alimentata da una combinazione di fattori che non sempre si incrociano tra loro.
La circolazione sui social, l’uso in contesti emotivi condivisi, la riscoperta di DECIDE da parte di una generazione che nel frattempo era cambiata.
Tre elementi che molto devono al ruolo come attore di Joe Keery, tra i personaggi più amati di una delle serie più apprezzate e rivoluzionarie degli ultimi 25 anni.
Ma ciò che ha davvero trasformato il brano in un inno è stata la sua capacità di parlare a un sentimento collettivo, quella nostalgia per un passato che non si può recuperare e la consapevolezza che crescere significa anche accettare quella perdita.

Il successo tardivo ha avuto un effetto curioso sulla percezione dell’artista.
Ha riportato l’attenzione su un disco già compiuto, spingendo molti a riascoltarlo con una sensibilità diversa.
Ha anche aperto nuove possibilità per Djo, che si è trovato improvvisamente al centro di un interesse globale non costruito da strategie di marketing, ma nato organicamente dall’ascolto.

In un certo senso, End of Beginning ha completato un percorso iniziato anni prima e ha permesso a Keery di essere riconosciuto come musicista a pieno titolo, non come attore prestato alla musica.
E lo ha fatto attraverso una canzone che ha saputo aspettare il suo momento.

End of Beginning è dedicata a chi sta imparando a salutare senza chiudere del tutto la porta, a chi sa che alcune cose finiscono, ma continuano a vivere dentro di noi in forme nuove.
Ed è forse proprio questa delicatezza, questa umanità non filtrata, ad averle permesso di arrivare nel momento esatto in cui poteva fare davvero male, e davvero bene, allo stesso tempo.

È la dimostrazione che la musica non segue mai una linea retta. È  un riconoscimento non solo per la canzone, ma per un percorso artistico che ha sempre privilegiato la sincerità alla velocità.

End of Beginning non è semplicemente un brano riscoperto, ma è la prova che certe emozioni hanno bisogno di tempo per essere comprese.
E quando finalmente trovano la loro strada, sanno ancora sorprendere.





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