Siamo rami non è soltanto un nuovo singolo ma è quasi una dichiarazione di poetica, un punto di equilibrio raggiunto dopo anni di mutazioni, slanci e ridefinizioni. Dopo aver cambiato pelle e direzione, seguendo gli impulsi della sua arte.
Con questo brano, Giò Sada sembra smettere di cercare una forma per abitare finalmente una voce che gli appartiene in modo definitivo, senza bisogno di maschere o sovrastrutture.
Il titolo è già una chiave di lettura potente.
I rami non sono il tronco, non sono la radice, ma ne portano la linfa.
Vivono di esposizione, di fragilità, di contatto con il mondo.
In Siamo rami l’identità non è mai individuale in senso stretto ma diventa relazione, crea intreccio, arriva anche alla dipendenza reciproca.
L’io si scioglie in un noi che non ha nulla di consolatorio o retorico, ma che nasce dalla consapevolezza di essere parti mobili di uno stesso organismo emotivo. Di non saper restare fermi in un solo stato d'animo.
Dal punto di vista testuale, il brano lavora per sottrazione.
Le immagini sono essenziali, quasi archetipiche, e proprio per questo lasciano spazio a un riconoscimento profondo.
Non c’è la volontà di spiegare, né tantomeno di impressionare.
Giovanni ha da sempre una scrittura che procede per evocazioni, affidandosi a una lingua che sembra più detta che scritta, più respirata che costruita.
Ma qui c'è maturità e la si avverte soprattutto nella fiducia concessa al silenzio, alle pause, ai non detti che tengono insieme il senso.
Musicalmente, il brano si muove con discrezione e precisione.
L’arrangiamento accompagna la voce come se descrivesse un paesaggio interiore che si apre lentamente.
Tutto è calibrato per sostenere il bisogno di esprimere la propria forza emotiva e quella del brano, senza però rischiare di sovrastarla.
Questa scelta racconta molto bene la fase artistica in cui Giò Sada si trova oggi, dopo l'euforia giovanile, il punk e le esperienze live, il bagno improvviso nel sistema a seguito della vittoria ad X-Factor nel 2015, l'introspezione di Gulliver e il rinnovo della fiamma del punk dei Comrad.
In questo brano la musica non funge da ornamento fine a se stesso, ma fa da parete illusoria in uno spazio di ascolto interiore.
Il confronto con le diverse stagioni della sua carriera rende questo passaggio ancora più evidente.
L’esordio, l'abbiamo detto, è stato segnato dall’energia istintiva e dalla spinta performativa, aveva il sapore di una dichiarazione di presenza e Giò Sada era soprattutto una voce che occupava la scena con forza e immediatezza.
Negli anni successivi, il suo percorso si è arricchito di contaminazioni, di sperimentazioni, di una ricerca identitaria a tratti irrequieta, in cui il bisogno di espandersi rischiava talvolta di frammentare il centro emotivo.
Siamo rami arriva dopo questo attraversamento e ne raccoglie i frutti, ne racconta le trasformazioni senza dire niente.
È il brano stesso che sembra aver compreso cosa lasciare andare.
La tensione performativa si traduce in presenza consapevole, la forza espressiva si lascia limare dando ascolto al senso della misura, e tutto viene espresso cun una disarmante chiarezza emotiva.
Non c’è nostalgia per il passato, né ansia di dimostrare qualcosa.
Risulta invece evidente una solidità che nasce dall’aver accettato la propria vulnerabilità come parte del linguaggio.
In questo senso, Siamo rami può essere letto come un punto di svolta silenzioso ma decisivo, un assestamento profondo a seguito del quale Giò Sada sembra aver trovato una forma autorale e musicale che non chiede attenzione, ma la merita in maniera assoluta.
Un brano che non eccede per farsi ascoltare, e che proprio per questo resta.

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