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Gli Autori di Sanremo 2026: Quarta parte - Gli autori di Sistema, il centro che decide tutto ma resta nelle retrovie


Se Sanremo fosse soltanto un festival, basterebbe osservare chi sale sul palco.
Ma Sanremo è soprattutto un dispositivo industriale, e come ogni dispositivo funziona grazie a un nucleo stabile di figure che non ruotano con gli artisti, non dipendono dalle mode e non rischiano l’esposizione.
Sono gli autori di sistema, il centro ricorrente che garantisce continuità, governabilità e prevedibilità al pop italiano contemporaneo.

A differenza degli autori indipendenti o di quelli di funzione, gli autori di sistema non vengono chiamati per segnare un’eccezione né per legittimare simbolicamente il Festival.
Vengono chiamati perché il sistema si fida di loro, perché conoscono i tempi, le soglie, i limiti entro cui una canzone può muoversi senza diventare ingestibile. Il loro potere non è estetico, ma strutturale.

In questo nucleo centrale, Edwyn Roberts occupa una posizione chiave.
La sua forza non sta in una cifra riconoscibile, ma nella capacità di attraversare progetti diversi senza mai entrare in conflitto con il contesto.
Roberts è l’autore che rende possibile la traduzione di linguaggi differenti in una lingua comune, quella del pop nazionale.
Non impone una visione, ma la rende compatibile.
Ed è proprio questa neutralità attiva a renderlo centrale.





Una funzione analoga, ma con una maggiore dimensione storica, è svolta da Andrea Bonomo.
Bonomo rappresenta la continuità lunga del sistema, un autore che ha attraversato più stagioni della musica italiana adattandosi senza mai perdere centralità.
La sua presenza garantisce che il Festival resti ancorato a un’idea di canzone immediatamente riconoscibile, rassicurante, perfettamente integrata nel circuito radiofonico e televisivo.






Più recente, ma altrettanto strutturale, è il ruolo di Alessandro La Cava, che incarna la generazione di autori capaci di muoversi con disinvoltura tra pop, urban e mainstream senza mai produrre attrito.
La Cava non costruisce un linguaggio proprio, costruisce ponti tra pubblico giovane e generalista, tra piattaforme digitali e televisione, tra immediatezza emotiva e forma standardizzata.



All’interno di questo stesso asse si colloca Federica Abbate, probabilmente la figura più rappresentativa del potere autoriale contemporaneo.
Abbate non è solo una firma ricorrente, è un vero e proprio snodo del sistema.
La sua scrittura è progettata per funzionare in contesti diversi, per adattarsi a voci differenti e per produrre risultati misurabili.
È una forma di autorialità che non cerca espressione personale, ma efficacia sistemica.




Un ruolo complementare, ma decisivo, è quello di Davide Petrella, noto anche come Tropico.
Petrella rappresenta la capacità del sistema di assorbire linguaggi nati altrove e renderli compatibili con il centro.
La sua scrittura porta con sé una patina di autenticità, di emotività urbana, che però viene sempre ricondotta entro una cornice controllata.
È un mediatore culturale, più che un innovatore.






Accanto a lui opera Stefano Tognini, alias Zef, figura chiave nella normalizzazione dell’urban all’interno del pop mainstream.
Tognini lavora come regolatore di intensità, riduce gli spigoli, rende traducibile ciò che nasce in contesti più ruvidi, assicurando che nulla esca dai margini di sicurezza del formato Sanremo.




In questa stessa logica di controllo timbrico e produttivo si inserisce il lavoro di Merk & Kremont, ovvero Federico Mercuri e Giordano Cremona.
Il loro contributo non è solo musicale, ma industriale poiché portano con loro una grammatica sonora immediatamente spendibile, riconoscibile e riproducibile.
Sono garanti di modernità senza rischio, di aggiornamento senza rottura.



Un caso particolarmente interessante è quello di Davide Simonetta, che incarna perfettamente la figura dell’autore di sistema puro.
Simonetta non è associato a un’estetica, ma alla funzione di rendere possibile la realizzazione di un progetto nei tempi e nei modi richiesti.
La sua forza è l’invisibilità, e proprio per questo è costantemente riutilizzato.




Diverso, ma altrettanto centrale, è il posizionamento di Francesco Tarducci, conosciuto come Nesli.
La sua presenza nel sistema non deriva dalla filiera sanremese, ma da una legittimità costruita altrove, come cantautore e autore per altri artisti.
Proprio per questo Nesli è un autore di sistema atipico: non viene serializzato, ma riconosciuto.
Il sistema lo include perché sa che può reggere il peso di una canzone senza snaturarsi.



Infine, Tommaso Ottomano rappresenta una forma più recente di integrazione sistemica.
Autore capace di lavorare in contesti artistici definiti, Ottomano viene progressivamente assorbito dal centro non per la sua eccentricità, ma per la sua affidabilità.
È il segno di come il sistema selezioni, nel tempo, chi può essere promosso da margine a struttura.




Questi autori condividono una caratteristica fondamentale: non sono sostituibili nel breve periodo, ma sono intercambiabili nel lungo. 

Il loro potere non sta nel singolo brano, ma nella capacità di garantire che il Festival continui a funzionare come macchina culturale nazionale.
Non rompono il linguaggio, non lo forzano, non lo mettono in crisi. Lo amministrano.

Ed è proprio per questo che Sanremo può permettersi di cambiare interpreti, scenografie e temi, restando sempre uguale a se stesso. Perché mentre tutto ruota in superficie, il centro resta fermo.


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